LA STORIA DEI BLUE JEANS E DEL DENIM

LA STORIA DEI BLUE JEANS E DEL DENIM

I jeans hanno fatto la storia di intere generazioni e sono diventati il sinonimo di abbigliamento casual.

Nel linguaggio comune, con la parola jeans ci riferiamo ai pantaloni ma il jeans è un tipo di tessuto.

La nascita

La nascita del jeans come tessuto si suppone risalga al XV secolo. Al tempo, questo tessuto era un tipo di fustagno, cioè un cotone misto a lana o lino. La tintura blu veniva ricavata da una pianta, il guado.

Si hanno tracce dell’uso del termine jeans già nell’Inghilterra di metà Cinquecento, dove indicava un tessuto di colore blu proveniente da Genova. Era usanza, infatti, dare ai tessuti il nome del luogo di produzione.
Dunque il jeans è nato a Genova?
Non propriamente. Questo tipo di tessuto veniva prodotto in tre città europee: Nimes in Francia, Ulma in Germania e Chieri in provincia di Torino.
Quindi Genova cosa c’entra? Semplice! Quello della città ligure era uno dei maggiori porti d’Europa e da lì partivano le navi cariche di fustagno che in quegli anni veniva usato per produrre i pantaloni dei marinai, per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci.

Se il famoso jeans proveniva da Genova, il denim indovinate un po’ che origini potrebbe avere? Sicuramente in molti avranno risposto correttamente: da Nimes. La parola denim nasce proprio da “de Nimes”.

Il jeans moderno

Il jeans che conosciamo tutti deve però i suoi natali al famoso Levi Strauss, che verso la metà dell’800 si trasferì a San Francisco per aprire la Levi Strauss & Co. (attuale Levi’s), per creare capi di abbigliamento resistenti per i cercatori d’oro.

Iniziò producendo pantaloni e grembiuli in jeans ma dopo pochi anni, grazie anche all’aiuto del geniale sarto Jacob Davis, virò sul tessuto denim, più comodo ed allo stesso tempo più resistente.
Non bastasse, avete presente quei “bottoncini” di metallo che trovate sugli abiti in jeans? Be’, si chiamano rivetti e li brevettarono loro! Servivano (e servono ancora) a rinforzare i jeans nei punti di maggior usura.
Inutile dire che fu un successo. I loro jeans divennero la “divisa ufficiale” di minatori, costruttori delle ferrovie, dei cowboy!

Già verso la fine dell’800, il jeans divenne sinonimo di pantalone, mentre il tessuto prese il nome di denim.

Jeans come abito di moda

I jeans rimasero un abito da lavoro fino agli anni ’50, quando conquistarono i giovani di tutto il mondo grazie ad idoli del cinema e del Rock and Roll come James Dean, Marlon Brando, Elvis, Bob Dilan, solo per citarne alcuni.

Negli anni ’60 i jeans furono un simbolo di contro-cultura e di contestazione. Diventando attillati, quasi come fossero una seconda pelle.

Negli anni ’70 degli Hippy, il jeans è sfrangiato e dipinto, assume la forma a “zampa di elefante” o “alla cavallerizza”, largo in alto e stretto sui polpacci.

Il jeans a questo punto cambia rotta e diventa un capo elegante, alla moda, ricercato. Sono gli anni ’80 e gli Yuppie cercano il capo firmato dalle griffe della moda.

Con gli anni ’90 si ha il ritorno del jeans attillato, grazie all’introduzione della fibra elastan che consente di non sacrificarne la portabilità come negli anni ’60.
In questi anni si ha pure il boom della moda vintage, con il tessuto che viene appositamente invecchiato per farlo sembrare usato.
Il jeans viene prodotto con diversi tipi di lavaggi, sabbiature, spazzolature automatiche, viene bucato, strappato e gli vengono applicati strass, piume e qualsiasi altra cosa che la fantasia proponesse.

Concludiamo infine con i nostri anni, i Duemila, con la globalizzazione di un capo che non passerà mai di moda.

Non vi resta che far visita al nostro catalogo e dare un’occhiata ai modelli di denim proposti da Don the Fuller!

Buona visita!

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